Taranto, una città normale.

Taranto, Italia, 2013.

Taranto è una città diversa da quella che arriva all’attenzione dei media nazionali se si presta attenzione a coloro che non si arrendono all’inquinamento e al ricatto occupazionale ma lottano per cambiare e migliorare la propria città. È così che nasce Ammazza Che Piazza, un gruppo di ragazzi che riqualifica parchi e piazze della città da due anni; il Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti che da più di un anno conduce un’attività di denuncia e sensibilizzazione ai temi ambientali; iniziative quali “la settimana europea per la mobilità alternativa”, svoltasi per la prima volta nel settembre 2013 a Taranto grazie all’impegno delle associazioni The Howlers e Cirano, e con il patrocinio del Comune di Taranto. Oppure basta considerare il restauro e lo scavo del Castello Aragonese, unico progetto archeologico in Italia condotto dalla Marina Militare con la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici, al secondo posto nella classifica dei luoghi più visitati della Puglia nel 2012.

La normalità di Taranto è molto particolare, forse unica. L’accostamento dei record che riguardano questa città ricca di storia, tesori d’arte e degrado, dove la pesca e la caratteristica coltura di ostriche e cozze dovuta alla particolarità dei suoi due mari è stata annientata dall’inquinamento industriale, è quantomeno paradossale: ospita il più grande centro siderurgico d’Europa, la più grande base navale militare d’Italia e uno dei più grandi porti commerciali del Mar Mediterraneo; negli anni Settanta è stata la città del meridione con il reddito pro-capite più alto; nel 2012 si è classificata ultima tra le 107 province italiane per qualità della vita (fonte Il Sole 24 Ore); il Comune ha subito il più grande dissesto finanziario in Italia (2006); produce il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea (fonte Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti, 2006); rispetto al resto della provincia, a Taranto si riscontra un aumento delle malattie tumorali del 30% per gli uomini e del 20% per le donne. 

Perché? Com’è stato possibile? Chi l’ha permesso? E chi continua a permettere che ciò avvenga? Sono le domande che si pone la cittadinanza attiva e ora anche la giustizia. Risale al 26 luglio 2012 il primo provvedimento cautelare a carico della dirigenza Ilva per disastro ambientale. Il 20 dicembre 2012 il Parlamento approva il primo decreto legge “Salva Ilva” che attribuisce a Taranto lo stato di “area in situazione di crisi industriale complessa” e ne proroga i tempi di bonifica per permettere al sito industriale – classificato economicamente di “interesse nazionale” – di continuare la sua attività. Ad oggi, ogni provvedimento giudiziario dovuto al mancato rispetto dei tempi di bonifica e ambientalizzazione della fabbrica è stato puntualmente contrastato da un decreto legislativo o da un interessamento del governo.

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