Calitri e il Calitrano

Calitri, Italia, 2013.

Arrivando a Calitri dall’autostrada Napoli-Canosa colpisce il paesaggio irpino: campi arati disseminati di pale a vento per la produzione di energia eolica. Calitri, però, si distingue. Ci troviamo davanti un paesino pieno di storia, arroccato su una sulla roccia di tufo, dove non c’è spazio per le pale eoliche. Osservandolo dalla chiesetta di Santa Lucia, sembra che il borgo non abbia strade e che le variopinte case siano state costruite una sull’altra, come in un presepe. Percorrendo il corso nel tardo pomeriggio di fine agosto si assiste allo “struscio”: i vecchietti del paese seduti sulle panchine e sui muretti a chiacchierare sono uno spettacolo fatto di sguardi e di pelli scurite e intarsiate dal lavoro e dall’età. Pare che non abbiano mai visto un turista o un fotografo in vita loro. Effettivamente per questa prima edizione del Calitri Sponz Fest è prevista un’affluenza senza precedenti da queste parti.

Raffaele Salvante, direttore de “Il Calitrano” – periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni – mi accoglie a Calitri; sarà lui il mio Virgilio, mi condurrà per i vicoli del borgo illustrandomi con dovizia di dettagli ogni storia e tradizione popolare, a partire da ciò che si racconta dell’antico castello medioevale. Si narra che Calitri avesse un castello di 300 stanze e che ogni volta che il signore tornava dalle Puglie si usasse accendere una candela per ogni stanza, rendendo così il castello uno spettacolo unico. Purtroppo il terremoto dell’8 settembre 1694 distrusse il castello, e sulle sue rovine furono costruite le case del quartiere nominato Borgo Castello. Mentre passeggiamo, Raffaele mi spiega che la storia di Calitri e dei Calitrani è sempre stata scandita dai vari terremoti che ne hanno modificato la morfologia e le tradizioni.

Un altro terremoto importante fu quello del 23 novembre 1980, data che, per i paesani, segnò la fine di un epoca. Quel giorno le strade e le case sprofondarono di alcuni metri nel terreno e le abitazioni del Borgo Castello crollarono completamente e non furono mai più ricostruite. Il sisma portò alla luce un bastione aragonese, Torre di Nanno, di cui non si aveva alcuna conoscenza prima. Tuttavia nella mente dei Calitrani, la ricostruzione fu il momento peggiore. Invece di unirsi, tanti legami si sciolsero e in molti lucrarono sui fondi statali per la ricostruzione a scapito di chi ne aveva effettivo bisogno. Si pensi che la chiesa dell’Assunta Immacolata – la cui festa l’8 Settembre richiama a Calitri ogni anno migliaia di fedeli e di confratelli da tutto il mondo – fu volontariamente semi abbattuta per poter ricevere più fondi.

Fu proprio in occasione del sisma del 1980 che Raffaele, all’epoca residente a Firenze, sentì l’urgenza di fondare Il Calitrano, un giornale che raccogliesse la memoria antica per condividerla con tutti i compaesani e mantenerla viva. Iniziò con pochi mezzi, cercando gli indirizzi sull’elenco del telefono. Ad oggi – dopo 33 anni – invia gratuitamente ai Calitrani di tutti il mondo (USA, Venezuela, Germania, Svizzera, ecc…) circa 5000 copie a cadenza quadrimestrale e ha messo a disposizione i propri libri (circa 8000 titoli) nel Centro Studi Calitrani. Raffaele è una celebrità a Calitri: saluta e viene salutato da tutti, la gente lo ferma per donare una piccola offerta al giornale, per mettere a disposizione alcune vecchie foto, o semplicemente per avere notizie dell’ultimo numero del giornale . Lo stesso Vinicio Capossela – il cittadino più famoso di Calitri – racconta come per lui, nato in Germania e cresciuto in Emilia, Il Calitrano sia sempre stato una sorta di cordone ombelicale che lo ha tenuto legato alla sua terra, anche se a distanza, e non potrebbe immaginare Calitri senza Il Calitrano.

Nella strada dove il giovedì si fa il mercato si trova il Salone di Giovanni Sicuranza, il barbiere. Grazie al suo lavoro Giovanni conosce tutto di tutti ed è un esperto in storia, cultura e tradizione calitrana. Quando Vinicio Capossela va a tagliarsi i capelli da lui porta con sé un quadernetto dove appuntarsi storie, detti o canzoni raccontate dal barbiere. Il Salone di Giovanni – pronunciato Chuann’ in dialetto – è una delle tappe fisse per i paesani: ci si va per avere notizie, per raccontare avventure e spesso anche per cantare e ballare in compagnia, come avviene in questi giorni di festa.

Nella piazza del comune di Calitri incontriamo Armando Fasticci, un personaggio di altri tempi. Faceva il minatore in Germania, ora è in pensione e ha perso la vista, ma, oltre alla simpatia, gli è rimasta una dote: la voce. Armando è sempre stato un apprezzatissimo cantante di stornelli: da ragazzino girava per paesi a ballare e cantare e tuttora viene invitato ad ogni occasione. Lui si ritiene, però, un “accappant” nato – termine Calitrano per indicare l’imbucato, in particolar modo ai ricevimenti di nozze – e ne va molto orgoglioso. Durante i racconti di Armando appare come per magia Vinicio Capossela, con il suo cappello da capitano e la barba folta. Immediatamente si unisce alla combriccola di amici per scambiare due battute e per convocarli ad un evento del Festival di cui saranno protagonisti in rappresentanza della città.

Il Calitri Sponz Fest, primo festival sullo sposalizio, è un’idea di Vinicio Capossela e deve il suo nome al verbo “sponzare” ossia ammollare, più precisamente utilizzato in riferimento ai tre giorni di ammollo che servivano al baccalà – unico pesce che in passato raggiungeva questi monti – per renderlo commestibile. Infatti, secondo Vinicio, lo sposalizio antico era uno “sponzalizio”, era un rito lungo e pieno di tradizioni particolari e si finiva sponzati, ammollati, come il baccalà

Nei tre giorni il festival ridà vita a queste tradizioni ormai perse con una mostra di foto di matrimonio antiche – in parte raccolte dall’archivio de Il Calitrano – e una rassegna cinematografica curata dal Cinema del Reale nella Casa dell’Eca – luogo in cui si festeggiavano le nozze negli anni ’50 e ’60; l’esposizione dei lenzuoli – tradizione che prevedeva l’esposizione pubblica del lenzuolo insanguinato dopo la prima notte di nozze, a dimostrazione della verginità della sposa (in questo caso ricostruita con l’uso di vernice, a cura di Maria Angela Capossela) -; la celebrazione delle nozze d’oro per le coppie Calitrane che si sposarono nel 1963; ed infine il ballo finale con il concerto di Vinicio Capossela e la Banda della Posta per celebrare l’uscita del loro album.

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